Home news-odpf 23-03-18 S. Pasqua 2018 Il messaggio del Delegato Vescovile Don Roberto Lovazzano agli operatori dell'Istituto
23-03-18 S. Pasqua 2018 Il messaggio del Delegato Vescovile Don Roberto Lovazzano agli operatori dell'Istituto
Venerdì 23 Marzo 2018 16:56

 

Santa Pasqua 2018

L'AUGURIO DEL DELEGATO VESCOVILE

A voi cari amici, qualificati e generosi operatori dell'Istituto Diocesano Santa Chiara, il più fervido augurio: “Buona Pasqua! Cristo è risorto! Veramente è risorto!”.

E' questa, in fondo, la sola vera 'buona notizia' per l'uomo.

A SCUOLA DALLA LITURGIA

La Liturgia della Chiesa d'oriente inneggia alla Pasqua con epiteti entusiastici:

“Pasqua del Signore! Grande Pasqua! Pasqua santissima! Pasqua dolcissima! Giorno della Risurrezione!”.

Non meno suggestiva la Liturgia della nostra Chiesa d'Occidente:

“In Cristo morto, la nostra morte è distrutta. In lui risorto, tutta la vita risorge!”.

LA RISURREZIONE: FONDAMENTO E CENTRO

La Risurrezione di Cristo è il fondamento e il centro della fede. L'apostolo Paolo scrive con franchezza, pochi anni dopo l'avvenimento: “Se Cristo non fosse risorto il nostro annuncio sarebbe vuoto, vuota anche la vostra fede; e noi Apostoli risulteremmo falsi testimoni, perché attestiamo che Dio ha risuscitato Cristo, mentre non l'avrebbe fatto. Ma Cristo, in realtà, è stato risuscitato dai morti” (1Cor 15, 14-20).

“Cristo è risorto! Gioia mia” era l'immancabile saluto del santo monaco russo Serafim di Sarov (1759-1833) a ogni pellegrino che accorreva al suo eremo in cerca di consolazione e di consiglio. Per il monaco, come per ogni fedele ortodosso, la celebrazione della Pasqua è l'apogeo della consolazione della fede. “La Festa delle feste. La Regina delle feste”. Notte santa nella quale la chiesa gremita di fedeli esultanti risuona incessantemente del proclama della vittoria, ripetuto centinaia di volte:

“Cristo è risorto dai morti. Con la sua morte calpesta la morte e a chi giace nei sepolcri dona la vita.

Ormai tutto è pieno di luce: il cielo, la terra e perfino l'inferno”.


L'ICONA DELLA RISURREZIONE

Mirabile raffigurazione visiva della certezza, piena di gioia, della fede cristiana è l'Icona bizantina della Risurrezione. I cristiani d'oriente la espongono nella notte del Sabato santo al centro delle loro chiese e la venerano ininterrottamente per quaranta giorni. L'immagine rappresenta Gesù Cristo che, avvolto in candide vesti, piomba come folgore negli Inferi, oscura dimora dei morti, e con la sua luce abbagliante ne squarcia le tenebre. Sotto i suoi piedi giacciono divelte le porte della tetra prigione e i catenacci, ormai inutili, dispersi nel buio più profondo. Le mani del Risorto, cariche di energia divina, si tendono ad afferrare le mani infiacchite di Adamo ed Eva, cioè di ognuno di noi. Li afferra - precisamente non per le mani, ma per i polsi -. Li strappa dai sepolcri e li trascina con sé in volo verso il Regno dei cieli. Là dove la sala delle feste è addobbata, la mensa apparecchiata, aperti i forzieri e a ciascuno è riservato un posto.


 

LE DUE VIE

Il mondo di oggi non sembra percorrere la via della Risurrezione e della speranza, ma piuttosto la via della morte e della disperazione. Milioni di bambini vengono continuamente fatti a pezzi, non solo dalle bombe sganciate in guerra, ma anche prima di nascere, dentro il seno della mamma, colei che dovrebbe essere il rifugio più accogliente, più caldo e più sicuro per la vita umana nascente, innocente e indifesa. Tutto avviene col permesso della Legge degli uomini, ma contro la Legge di Dio, “Il Dio della vita, non della morte”. Ormai l'idea che 'essere uomo' significhi 'essere per la morte' ha larga diffusione. Le persone sono spinte a togliere la vita e a togliersi la vita, senza ritegno, in modo rapido (aborto, eutanasia...) o più lento (schiavitù della droga, perversioni, degrado...).

Ogni peccato è di moda, spacciato come conquista liberatoria dell'Uomo moderno, il nuovo Idolo che tutto domina e tutto divora. Ai giovani si propinano idoli ed eroi effimeri, testimoni di tutto fuorché del rispetto, dell'amore e della fedeltà che Dio vuole tra sposo e sposa, tra figli e genitori, tra alunni e insegnanti.

L'URGENZA EDUCATIVA – PRENDERSI CURA DELL'ALTRO

La responsabilità educativa dei cristiani, pertanto, è oggi più che mai attuale, urgente e impegnativa. La gioventù deve essere aiutata a imboccare e percorrere la via della vita e della Risurrezione. I nostri ragazzi devono essere incoraggiati ad essere come il giovane che nel Vangelo chiede al Signore: “Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. “Osserva i Comandamenti”, risponde il Signore. Ecco la via della Salvezza! La via della Risurrezione!

Primo dovere nella Scuola cattolica è, come scrive la Lettera agli Ebrei, “porre attenzione gli uni agli altri, per stimolarsi a vicenda nella carità e nelle opere buone” (Ebr 10, 24). Sempre attenti all'altro. Mai disinteressati e indifferenti all'altro sotto la maschera del rispetto per la libertà.

A Dio, che gli chiede “Dov'è Abele tuo fratello?”, Caino, il fratricida, risponde: “Che ne so? Sono forse io il custode di mio fratello?” (Gen 4, 9). Il Signore chiede a ciascuno conto dell'altro. Specialmente all'operatore scolastico è chiesto di essere custode del fratello più giovane. E' chiesta attenzione al bene dell'altro, al vero bene, a tutto il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, intellettuale, morale e spirituale. Certa cultura moderna sembra, al contrario, aver smarrito il senso del bene e del male, la coscienza della radicale, invalicabile distinzione tra l'uno e l'altro.

MA CRISTO E' RISORTO!...

La Risurrezione di Cristo è la suprema garanzia che il bene esiste e che, nonostante le apparenze, è destinato a sconfiggere il male. Cristo Signore, infatti, risorgendo dalla morte, ha innescato un'immane, incontenibile, esplosione di vita e di bene, che segna la sconfitta del male e della morte. Sconfitta totale, definitiva, ineluttabile.

don Roberto Lovazzano

Delegato Vescovile per il Santa Chiara

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Marzo 2018 17:20